La Certosa di Garegnano, conosciuta come “Certosa di Milano” è situata alla periferia nord-ovest di Milano (zona Cimitero Maggiore), poco distante dalla strada a lei dedicata: viale Certosa.
È stata la prima abbazia costruita in Lombardia e la sua importanza fu tale che nel corso dei secoli ospitò molti personaggi illustri, come il Petrarca, San Bernardino da Siena, San Carlo Borromeo e Filippo IV di Spagna, Lord Byron.
Gli affreschi ricoprono tutti gli spazi e la certosa fa a gara con la Chiesa di S. Maurizio al Monastero Maggiore per contendersi la nomina di “Cappella Sistina di Milano”. Dopo 671 anni, il luogo ha mantenuto intatto il suo fascino e per un fotografo è certamente un luogo ricco di spunti e soggetti da fotografare.
In questo articolo, oltre alle indicazioni turistiche, troverai brevi suggerimenti di tecnica fotografica.

Per entrare nella parrocchia di S. Maria alla Certosa, dovrai prima superare il Cortile dell’Elemosina, poi passando sotto un arco, attraversare il Cortile d’Onore, lo spazio prospiciente alla chiesa.
La pavimentazione di quest’ultima corte è in sassi e sembra un dipinto!
Vorrei incoraggiarti a guardare oltre la regola dei terzi per capire cos’altro sta succedendo nell’inquadratura.
Ci sono concetti più profondi che puoi utilizzare per migliorare la tua composizione.
All’interno la chiesa è realizzata con una sola navata, la volta è a botte riccamente affrescata e due cappelle laterali.
Tra le fasce geometriche si affacciano angeli e figure di monaci certosini.
Sulle pareti ci sono episodi significativi della vita di San Bruno, sulla volta si trovano vicende tratte dalla Sacra Scrittura e nei riquadri ci sono ritratti di monaci, santi e martiri certosini.
Una delle domande che dovresti chiederti quando fai una foto è qual è il rapporto tra il soggetto e il resto dell’immagine?
Il tuo obiettivo principale deve essere bilanciare e armonizzare il tutto.


Navata e volta sono stati affrescati da Daniele Crespi, uno dei maggiori interpreti del barocco milanese della metà del 1600.
I personaggi appaiono spontanei, ritratti in pose naturali e le composizioni, il colore e le prospettive sono un vero gioiello per gli amanti dell’arte.
Nella composizione anche le aree vuote, senza elementi sono importanti, infatti sono chiamati “spazi negativi”.
Nelle sette lunette sulle pareti (tre a destra e quattro a sinistra), si racconta la storia dell’Ordine Certosino.
Sul lato destro: Miracolo del risveglio di Raimondo Diocrès, il sogno del vescovo Ugo di Grenoble, San Bruno e suoi compagni chiedono al vescovo Ugo l’indicazione di un luogo di ritiro;
Sul lato sinistro: San Bruno appare in sogno al conte Ruggero d’Altavilla, Ruggero di Calabria incontra San Bruno, la Madonna e San Pietro approvano la regola certosina, Il vescovo Ugo di Grenoble benedice l’inizio dei lavori.
La prima inquadratura che effettui quando vedi qualcosa di interessante, potrebbe non essere la migliore o la più stimolante.


A lato delle scene della vita di Bruno, sono raffigurati santi e beati a figura intera.
Nonostante i secoli trascorsi, gli affreschi sono molto ben conservati.
L’espressività e Il realismo di alcune scene fanno di questo luogo un vero e proprio tempio della pittura.
Un modo per migliorare la tua composizione è renderla il più semplice possibile.
Puoi farlo escludendo tutto ciò che non è necessario.
Spesso questo significa semplicemente avvicinarsi al soggetto in modo che ci siano meno cose sullo sfondo.
Il presbiterio, l’abside e la cupola sono stati dipinti da Simone Peterzano, allievo di Tiziano e maestro di Caravaggio.
Ai lati dell’altare, due enormi dipinti rappresentano “l’adorazione dei Re Magi” (lato destro) e “Natività o Adorazione dei pastori” (lato sinistro).
Ok semplificare, ma non ridurre eccessivamente.
Prima di scattare, pensa alla storia che vuoi raccontare e quali elementi devi includere nella cornice per farla funzionare.


Nella volta semicircolare dell’abside si trova il Cristo Crocifisso e nel cielo alcuni angeli.
Ai piedi la Maddalena inginocchiata.
Nei campi laterali, separati, la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista.
Le linee sono potenti.
L’occhio dello spettatore segue naturalmente qualsiasi linea presente nelle tue immagini.
Dietro l’altare, tre tele sempre del Podenzano.
La centrale è dedicata alla “vergine Maria sul trono con i santi Bruno, Giovanni Battista, Gerolamo e Ambrogio”.
Ai lati due dipinti, a sinistra “la Resurrezione di Cristo” e a destra “l’Ascensione di Gesù al Cielo”.
Quando trovi un soggetto interessante, non scattare subito una foto, ma trascorri del tempo con esso.
Cerca di guardare oltre ciò che per primo ti ha attratto e chiediti se c’è qualcosa che hai trascurato?


In alto, al centro della cupola del presbiterio a base ottagonale, è dipinto Dio, circondato da angeli che mostrano i simboli della Passione: la colonna della fustigazione, la tunica, la lancia e l’asta con la spugna imbevuta di aceto, la corona di spine, la croce, i chiodi e il martello, la scala e il flagello.
Una foto ha bisogno di quel qualcosa in più per essere al di sopra di una semplice istantanea.
Spesso una figura umana completa una scena.
Conclusioni: gli affreschi della chiesa sono in ottimo stato di conservazione (restaurata nel 2000).
La Certosa di oggi è solo una minima parte del grande complesso monastico che 500 anni fa era in piena attività.
Nonostante questo, rimane un vero e proprio scrigno di arte e storia ancora poco conosciuto.
Vale la pena visitarla con la fotocamera e scattare foto alle ricche decorazioni e ai bellissimi affreschi.
La composizione richiede tempo per essere padroneggiata, ma ne vale la pena perché la qualità delle tue foto migliorerà immensamente.

Sperimenta con lunghe esposizioni: cattura il fluire del tempo in un’unica immagine magica.
Testo e foto di Alvaro Foglieni

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