Il cibo ha sempre avuto un ruolo nell’arte: nell’antica Grecia e a Roma i banchetti venivano celebrati in letteratura, pittura e nei mosaici.
Disegni di cibo si trovano anche all’interno delle piramidi egizie e durante il Rinascimento, Giuseppe Arcimboldo dipinse ritratti stravaganti in cui i tratti del viso erano composti da frutta, verdura e fiori.
Nei secoli, artisti, scultori e pittori l’hanno riprodotto come natura morta, ma spesso il cibo era usato come allegoria, metafora, simbolo di un messaggio più spirituale.
Vieni, ti porto nel principale museo d’arte di Milano alla ricerca del cibo nei quadri!

Una visita alla Pinacoteca di Brera a Milano mi ha dato modo di scoprire quattro incredibili dipinti di Vincenzo Campi, in cui il protagonista è il cibo.
Sono quadri di grandi dimensioni, conosciuti come la “Fruttivendola”, i “Pescivendoli”, i “Pollivendoli” e la “Cucina”.
Se li osservi con attenzione, scopri che sono dei veri e propri “storytelling”, ossia dei racconti con le immagini.
Momenti di vita quotidiana dove i protagonisti sono la frutta e verdura, i pesci, il pollame, le stoviglie, le pentole e alcuni personaggi assai curiosi.


Nel dipinto la “Fruttivendola”, si vede una donna che presenta la sua offerta di frutta e verdura, utilizzando ceste in vimini, fruttiere in ceramica e vassoi in differenti materiali.
I prodotti sono dipinti con maestria, albicocche, fichi, zucche, pesche, asparagi, pere, ciliegie, verze, legumi, uva, more e carciofi.
Una curiosità: sono raffigurate varietà di frutta e verdura di tutte le stagioni, ma questo era impossibile per l’epoca.
Ingredienti freschi, composizioni insolite e creative, oggetti di scena dell’epoca, la rappresentazione di un lavoro artigianale e di cosa c’era dietro.
Tanti gli elementi da valorizzare anche in foto.
Ma non bisogna fermarsi al primo sguardo, queste opere sono utilizzate per rivelare qualcos’altro.


A una prima occhiata i “Pescivendoli”, sembra una semplice scenetta di facile lettura, ma in realtà nasconde messaggi e significati più importanti.
È un’allegoria con due differenti intenti:
Moralistico: la madre distratta non si accorge che il bimbo è stato pizzicato da un granchio.
Propiziatorio: c’è tanto cibo per vincere la paura della carestia e della fame.
Se da una parte i dipinti provocano una risata nello spettatore, dall’altra hanno lo scopo di elogiare virtù e valori, come la moderazione nel mangiare.
Alcune scenette invece enfatizzano l’erotismo e la ricchezza.


Il dipinto “Pollivendoli” è apparentemente un’opera comica: un bambino sta tentando con tutta la sua forza di tirare il collo a un’anatra.
In realtà c’è una chiara allusione al sesso e all’accoppiamento.
La donna guarda sorridente il becco aperto dell’anatra che è posizionato all’altezza dell’organo sessuale del bambino.
Non sempre devi fotografare un’opera d’arte nella sua interezza.
Divertiti a estrarre una piccola parte o dare risalto ai dettagli.
Per fare ciò, dovrai studiare a lungo il dipinto per poi avvicinarti al soggetto scelto.
In questi casi, l’uso di un obiettivo macro agevola il lavoro.


E per finire il dipinto “Cucina”.
In primo piano, un gatto e un cane in lotta, tante donne indaffarate a cucinare pietanze differenti, sullo sfondo si apparecchia una tavola.
È il racconto dettagliato della preparazione di un banchetto, con i tanti domestici alla propria postazione di lavoro.
È l’allegoria dei dualismi: cane e gatto, servi e signori, dolce o salato, dentro o fuori, ecc.
Conclusioni: ora ti starai chiedendo…” a cosa serve fotografare un quadro in un museo d’arte?”.
Sicuramente la qualità non sarà perfetta, ma sono delle ottime foto ricordo che puoi usarle in un blog o pubblicarle sul tuo account Instagram.
Io le fotografo per capire come l’artista abbia bilanciato le masse visive nell’immagine al fine di guidare lo sguardo all’interno della sua composizione.

Sii rispettoso dell’ambiente: ricorda che la tua presenza non deve disturbare l’equilibrio naturale.
Testo e foto di Alvaro Foglieni

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