Da tempo sapevo che una Civetta si aggirava nei dintorni di casa mia, ma fino ad allora mi aveva regalato soltanto apparizioni fugaci, troppo brevi per riuscire a fotografarla.
Poi, un giorno, alcuni conoscenti mi raccontarono di averla osservata più volte in pieno giorno e mi indicarono il luogo preciso dei loro avvistamenti.
Non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione: preparai l’attrezzatura e iniziai una serie di pazienti appostamenti, con la speranza di portare a casa qualche bello scatto.
Dopo diversi tentativi andati a vuoto, in un pomeriggio di tarda primavera finalmente la vidi.
Era lì, davanti al mio obiettivo!
Ma quello fu soltanto l’inizio: ciò che accadde nei minuti successivi diede vita a una sequenza sorprendente, che merita di essere raccontata passo dopo passo.

Seguendo le indicazioni ricevute, raggiunsi il luogo che mi era stato segnalato.
La Civetta era lì, immobile sul tetto di una “rimessa” agricola, silenziosa sentinella del paesaggio.
All’improvviso ruotò il capo, incrociò il mio sguardo e per qualche istante restammo a osservarci.
Vigile ma non spaventata, controllava l’ambiente circostante con piccoli e rapidi movimenti della testa.
Sapevo che sarebbe rimasta lì soltanto se avessi mantenuto la giusta distanza, evitando ogni gesto improvviso.
Così, nel rispetto del suo spazio, riuscii a fotografarla senza interrompere la magia di quell’incontro.
Poi, un cambiamento quasi impercettibile: la Civetta iniziò a ruotare lentamente il capo, fino a fissare un punto preciso nel prato.
Si chinò leggermente in avanti, il corpo si tese e le piume si appiattirono: aveva percepito un movimento, forse una possibile preda.
Per anticipare l’azione, regolai il tempo di scatto e impostai la raffica.
L’autofocus sul punto centrale agganciò il soggetto, ma la distanza imponeva la massima precisione: in situazioni simili, il margine d’errore si misura in frazioni di secondo.
La Civetta rimase immobile, in attesa del momento giusto e io attesi con lei.


L’attacco è iniziato senza alcun preavviso.
Un breve salto, poi il volo diretto, teso, senza esitazioni.
Ho seguito l’azione scattando in sequenza, cercando di mantenere il soggetto nel fotogramma.
In queste situazioni riuscire a seguire il soggetto e non perdere la messa a fuoco è vitale.
Avevo scelto un tempo di scatto elevato (1/2000″) per bloccare il battito delle ali, volevo tutta la tensione e la potenza di quell’attimo.
Non è andata molto lontano dal posatoio e a pochi metri sopra il prato la Civetta ha aperto le ali a ventaglio.
La frenata è stata netta.
Subito prima del contatto con il terreno, ha teso le zampe in avanti, pronta a chiudere la presa in un unico gesto rapido e silenzioso.
Durante il volo, lo sguardo è rimasto fisso sulla preda.


Dopo l’impatto, la Civetta è rimasta immobile nel prato.
Solo la testa si muoveva lentamente, come per assicurarsi che nessuno potesse disturbarla.
Non ho visto la preda, ma l’atteggiamento era inequivocabile: aveva fatto centro!.
Quando cattura la preda, la Civetta di solito rimane sul posto solo per pochi istanti, poi si sposta in una zona più riparata per consumarla in tranquillità o portarla al nido.
Infatti, pochi secondi dopo è decollata di nuovo, scomparendo dietro la stalla delle mucche.
Una volta che la Civetta si è allontanata, ho controllato cosa avevo ripreso: la sequenza completa era salva.
Fotografare una Civetta in azione è stata un’emozione incredibile.
Se l’immagine racconta un comportamento vero, allora la fotografia ha raggiunto il suo scopo.
E tu, qual è stata la situazione in cui osservazione e pazienza ti hanno portato al tuo miglior scatto naturalistico?

Testo e foto di Alvaro Foglieni


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