In montagna, ogni passo può regalare un’inquadratura irripetibile, ma senza le giuste conoscenze il risultato rischia di non rendere giustizia alla scena.
Allo stesso modo, conoscenza significa anche essere consapevoli dei propri limiti fisici e della resistenza necessaria per affrontare un percorso.
Non bisogna mai affidarsi ciecamente ai giudizi altrui sulla difficoltà di un sentiero, perché spesso sono scritte da persone ben allenate che tendono a sottovalutare la fatica di chi ha meno esperienza.
Riconoscere i propri ritmi e valutare con realismo le proprie capacità permette non solo di camminare in sicurezza, ma anche di godersi davvero i panorami da fotografare.
Questo nuovo articolo racconta l’emozione di percorrere i sentieri della Val Gandino fino al Rifugio Parafulmine fatta quest’estate, un’escursione che unisce avventura e bellezza autentica.

La salita iniziale al Rifugio Parafulmine è davvero così impegnativa?
Il percorso dal Monte Farno verso il Rifugio Parafulmine inizia con un tratto impegnativo: circa 350 metri di dislivello in meno 1 km di salita, concentrati subito all’avvio.
Per chi non ha un grande allenamento alla montagna, questa prima salita può diventare davvero pesante.
Il respiro si fa affannoso e le gambe iniziano a indolenzirsi già dopo pochi minuti.
La concentrazione è tutta rivolta allo sforzo fisico, tanto che il panorama circostante passa quasi inosservato.
In questi momenti viene meno anche la voglia di fermarsi a scattare fotografie, perché l’unico pensiero è arrivare in cima al tratto più duro.
Cosa rende unico il panorama verso il Rifugio Parafulmine?
Superata la breve salita iniziale si entra in un paesaggio che sembra un balcone naturale affacciato sulle Orobie bergamasche.
I pascoli del Monte Farno, ampi e luminosi, si alternano a scorci che mutano passo dopo passo, con linee morbide e colori che cambiano con la luce del giorno.
Il sentiero sterrato, comodo e con pendenza moderata, invita a soste frequenti per catturare nuove prospettive: dal gioco delle nuvole sulle creste alla profondità della Val Gandino che si apre sotto di sé.
La luce, sempre diretta, esalta i contrasti e rende particolarmente suggestivi i momenti del mattino e del tardo pomeriggio, quando le ombre si allungano e i pascoli si tingono di calde sfumature.


Cosa serve sapere (e portare) prima di incamminarsi verso il Rifugio Parafulmine?
Il percorso richiede poco più di un’ora di cammino lungo una strada carrabile ben curata, caratterizzata da saliscendi minimi e assenza di difficoltà tecniche, adatta quindi a escursionisti di ogni livello.
L’intero tragitto è esposto al sole e non presenta fonti d’acqua: è essenziale partire con cappello, crema solare e una buona scorta di acqua.
Per chi fotografa, questa esposizione garantisce un’illuminazione uniforme per tutto il giorno, ma senza zone d’ombra conviene sfruttare i contrasti tra prati, cielo e montagne per aggiungere profondità agli scatti.
A metà agosto, nelle ore di tarda mattinata, il paesaggio si accende di colori intensi: il verde dei pascoli contrasta con l’azzurro vivo del cielo e la luce diretta, seppur forte, esalta la nitidezza delle linee e la vastità degli spazi.
Quali sono i 3 errori più comuni che rovinano le foto in montagna?
Durante un’escursione in ambienti aperti come il Monte Farno, alcuni errori sono frequenti:
Scattare sempre in piedi: fotografare solo dall’altezza degli occhi limita la prospettiva.
Cambiare punto di vista, abbassandosi o cercando rialzi, valorizza le linee del terreno.
Ignorare il cielo: un cielo uniforme rende l’immagine piatta.
Inserire nuvole, linee d’orizzonte, alberi o malghe aiuta a bilanciare la composizione.
Trascurare i dettagli: scattare solo panoramiche può risultare ripetitivo.
Alternare con foto ravvicinate di fiori o elementi del paesaggio dà varietà.


Come migliorare subito le tue foto in montagna con 3 semplici trucchi tecnici?
Ecco tre consigli rapidi per migliorare le tue foto durante l’escursione ai pascoli del Monte Farno.
Tecniche per dare profondità alle foto di montagna?
Inserisci un elemento in primo piano e sfrutta linee naturali che guidino lo sguardo.
Come fotografare i pascoli in pieno sole senza perdere dettagli?
Imposta la compensazione esposizione a –0,3 / –0,7 EV e scatta in RAW a ISO 100.
Quali impostazioni usare per fotografare i panorami del Monte Farno?
Usa un diaframma tra f/8 e f/11, ISO 100–200 e un grandangolo da 16–24 mm.
Dove fermarsi per scattare le foto più belle lungo il sentiero per il Rifugio Parafulmine?
Lungo il percorso per il Rifugio Parafulmine ci sono alcuni punti che meritano una sosta perché regalano panorami particolarmente suggestivi:
- Belvedere dopo la salita iniziale – Una volta superato il tratto più ripido, si apre un ampio balcone naturale con vista diretta sulle Orobie bergamasche, ideale per scatti panoramici.
- Pascoli della Montagnina – Qui il paesaggio si allarga tra prati e alpeggi. Lungo questo tratto si incrocia la Strada delle Malghe, un itinerario che collega le diverse malghe della zona e offre scorci caratteristici sulla vita rurale alpina.
- Avvicinamento al Rifugio Parafulmine – Nella parte finale, la salita permette di cogliere scorci ampi sulla Val Gandino e sulla catena montuosa circostante.
- La conca del Monte Farno – Un ambiente molto fotogenico, fatto di pascoli ondulati che ricordano scenari alpini più famosi come l’Alpe di Siusi.


Parcheggio e sentiero: come iniziare l’escursione al Monte Farno nel modo giusto?
Un ultimo suggerimento: dopo aver acquistato il ticket al totem lungo la strada (€ 3.- tutto il giorno), conviene salire fino ai parcheggi più alti del Monte Farno, quelli più vicini all’inizio del sentiero.
In questo modo si riducono gli spostamenti a piedi su asfalto.
Dal parcheggio si raggiunge facilmente il bar-ristorante che segna l’ingresso del percorso.
Un’utile indicazione: invece di imboccare il sentiero che parte accanto al bar, è preferibile prendere la deviazione che si trova girando a sinistra al Ristorante Monte Farno.
Questo passaggio è meno ripido e offre già una visuale più interessante sul paesaggio circostante.
E tu, qual è stata la tua più grande difficoltà nel fotografare paesaggi di montagna?
Testo e foto di Alvaro Foglieni


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