Ogni obiettivo ha il suo “sweet spot”

Visto le temperature polari di queti giorni, ho pensato di farvi rivivere la calde giornate estive, ambientando questo nuovo post a  Monte San Primo, una nota località montana (1.685 t/slm), situata tra i due rami del Lago di Como.
E’ considerata la montagna più panoramica di tutto il territorio lariano grazie ad una vista molto bella sul Lago di Como, sulle Prealpi Comasche e sulle Alpi Lepontine e Retiche.
Si arriva a destinazione percorrendo la S.S. 36 del Lago di Como e dello Spluga e al passo del Ghisallo (chiesetta dedicata ai ciclisti), svolta a sinistra, seguendo le indicazioni per “San Primo”.
Una volta giunti al parcheggio degli impianti di risalita, suggerisco di continuare sulla strada che conduce al Rifugio Martina.
Poco dopo l’ex colonia, c’è uno slargo dove lasciare l’auto.
Da qui si sale verso il Rifugio, dove si arriverà dopo circa 30 minuti.
In alcuni punti, la pendenza del percorso è decisamente elevata, ma la fatica della salita sarà ampiamente ripagata una volta arrivati alla meta: una splendida vista sul Lago di Como, innumerevoli prati dove riposare, fotografare i fiori e le farfalle ed una cucina casalinga dalla porzioni generose (suggerisco di ordinare polenta e brasato).

Ho scelto questa località perché ricca di rigogliosi boschi di Betulle, Faggi e Noccioli, intervallati da grandi distese erbose popolate di numerose specie di fiori di montagna.
I fiori sono i soggetti ideali per realizzare belle foto di natura, la varietà di colori e le molte specie differenti, offrono infinite possibilità creative.
Una delle componenti che rende bella una foto è la nitidezza dell’immagine, requisito determinante nella fotografia naturalistica.
Le fotografie ben definite, in cui è visibile anche il minimo dettaglio sono molto più attraenti delle immagini morbide, soft.
E’ possibile avere immagini ad alta risoluzione senza dover acquistare una strumentazione fotografica specifica?
La risposta è: “SI”!

Per spiegare come ottenerle, devo prima chiarire un concetto: più piccolo è il valore del diaframma (numero descritto da f/…), maggiore è il diametro dell’apertura sull’obiettivo.
Più grande è l’apertura, maggiore è la quantità di luce che passa e che colpisce il sensore. (impostazione necessaria in caso di poca luce)
Va però detto che: più l’obiettivo è aperto, meno nitida sarà la foto.
Per risolvere questo problema e scattare foto ben definite, è necessario conoscere il punto di massima resa (in inglese: sweet spot) del proprio obiettivo, ovvero il valore del diaframma (f/…) in cui l’obiettivo offre la massima nitidezza possibile.
Questo concetto, vale per qualsiasi obiettivo, di qualsivoglia marca, modello e qualità ottica.
Ogni obiettivo è diverso dagli altri, ma come regola generale vale il principio che “… le immagini più nitide si ottengono con il diaframma chiuso di due stop rispetto all’apertura più ampia”.

Ossia: se il tuo obiettivo completamente aperto ha un valore f/2.8, per avere una buona nitidezza, chiudilo a f/5,6.
Tieni presente però che la nitidezza è un requisito importante per un’immagine, ma non deve condizionare la tua creatività.
Ci sono situazioni in cui è meglio scattare con il diaframma “tutto aperto”, per esempio: per evidenziare il soggetto o sfocare uno sfondo poco attraente, ecc.
In ogni caso, se vuoi la migliore nitidezza possibile dal tuo obiettivo e non sei obbligato a utilizzarlo a tutta apertura per problemi di scarsa luminosità o effetti creativi, chiudi il diaframma di due stop.

Chiudere il diaframma di un paio di stop è un valido suggerimento, ma chiuderlo troppo è un problema.
Un diaframma molto piccolo, genera il fenomeno ottico della diffrazione.
Passando per un foro minuscolo, i raggi di luce vengono incanalati in modo anomalo, con il risultato di ottenere immagini progressivamente meno nitide.
Anche in questo caso è buona norma utilizzare un diaframma di almeno due stop più grandi dell’apertura minima.
Esempio: se il tuo diaframma più piccolo è f/22, dovresti usare f/11 o più grande.

Non sentirti vincolato dal suggerimento, ma imposta il diaframma chiuso ogni qual volta lo richiedono le condizioni di luce o hai necessità di avere la massima profondità di campo (es. Foto paesaggistiche)

Conclusioni
In generale, la nitidezza di un obiettivo peggiora impostando il diaframma ai valori estremi (apertura massima o minima).
La definizione migliora fotografando a configurazioni intermedie.
Questo non significa che non puoi mai usare il diaframma massimo o minimo, ma conoscere i limiti della tua attrezzatura ti aiuterà a capire come utilizzarla al meglio.
Scopri qual è il punto di massima resa del tuo obiettivo, scattando foto ad aperture diverse.
Una volta individuato il diaframma che offre la migliore nitidezza, usa sempre quel valore o il più vicino possibile.

Testo e foto di Alvaro Foglieni

3 commenti

  1. Bravi, scuola di fotografia a tutto campo, la semplicità delle spiegazioni mi avvicina molto alla fotografia, e nello specifico alla macro.
    Bravi Grazie

    1. Author

      Grazie mille Aldo,
      per le gentili parole.
      I tuoi complimenti sono lo stimolo a fare sempre meglio.

      Cari saluti
      Alvaro

  2. Ciao Alvaro,
    grazie per le info su questa location che nello specifico non conoscevo, tra l’altro non distante da casa…
    Ai primi segni di primavera andrò sicuramente a fare una bella passeggiata.

    A presto!

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