La Mantide religiosa è una delle specie più riconoscibili e sorprendenti fra gli insetti italiani.
In anni di appostamenti, ho imparato che non è solo “quella che mangia il maschio dopo l’accoppiamento”.
È molto, molto di più: predatrice altamente specializzata, mimetica e dotata di comportamenti difensivi e offensivi molto marcati, rappresenta un soggetto eccezionale per chi pratica fotografia macro sul campo.
Osservarla con attenzione consente non solo di ottenere scatti migliori, ma anche di prevederne i movimenti e i momenti chiave.
Continua a leggere per sapere cosa e quando fotografarla.

Come posso fotografare una Mantide religiosa mimetizzata facendola risaltare dall’ambiente?
Spesso la Mantide religiosa adotta una posizione perfettamente integrata con l’ambiente circostante, simulando foglie, rami o steli.
Non è una semplice immobilità: segue il movimento del vento e orienta il corpo in modo coerente con la vegetazione.
Per il fotografo, questo significa dover affinare l’occhio e imparare a distinguere le forme reali da quelle apparenti sfruttando la luce radente per rivelarne la sagoma.
Come posso anticipare e immortalare la sua spettacolare posa difensiva prima che sia troppo tardi, e qual è l’inquadratura migliore?
In caso di minaccia, la Mantide religiosa può alzare il torace, aprire le zampe anteriori ed estendere le ali mostrando i disegni intimidatori, il tutto accompagnato da un movimento oscillatorio.
Non attacca, ma interpreta il ruolo del mostro, usa il corpo come maschera per spaventare e dissuadere i predatori.
Per il fotografo, è un momento da cogliere con tempi rapidi e attenzione all’inquadratura: la posa è ampia e simmetrica, ideale per scatti frontali o laterali.


È vero che la mantide “ti guarda”? Come posso usare il suo sguardo per creare un ritratto macro con un forte contatto visivo?
La Mantide religiosa è uno dei pochi insetti in grado di ruotare la testa lateralmente.
Questa capacità, unita alla visione stereoscopica, le consente di seguire con precisione i tuoi movimenti: in pratica, gira il capo e ti osserva con due occhi composti e un punto nero che crea l’illusione di una pupilla.
In fotografia macro, questo permette di ottenere scatti con contatto visivo diretto e potentissimo, aumentando l’efficacia comunicativa dell’immagine.
Come posso catturare l’azione di predazione senza interferire e creando una narrazione visiva efficace?
La cattura della preda avviene tramite un rapido scatto delle zampe raptatorie, dotate di spine per bloccare l’insetto.
La Mantide religiosa consuma la preda viva partendo dalla testa, evitando che possa difendersi o fuggire.
Per il fotografo naturalista, documentare questo momento richiede discrezione, attenzione e consapevolezza narrativa, poiché rappresenta un’interazione complessa tra predazione e comportamento alimentare.


Come posso passare da una bella foto a una che racconta davvero una storia? È solo questione di fortuna o c’è un segreto?
Conoscere il comportamento del soggetto che si fotografa permette di anticipare le azioni, scegliere l’angolazione migliore e limitare al minimo le interferenze con l’insetto.
Anche dal punto di vista tecnico si ha un vantaggio: migliora la composizione, ottimizza l’uso della luce e dei tempi di scatto e riduce gli errori dovuti all’improvvisazione.
Ma soprattutto, trasforma una foto fortuita in un documento consapevole, capace di raccontare con precisione ciò che sta realmente accadendo.
Cosa ne pensi di questa mia frase: “La conoscenza è il primo step del buon fotografo naturalista.
Il secondo è saper aspettare”?
Testa e foto di Alvaro Foglieni


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