Quest’estate ho realizzato tre mostre fotografiche e ho avuto modo di parlare di fotografia, con molti visitatori.
Alcuni erano convinti sostenitori della fotografia analogica tradizionale (per intenderci: col rullino) a discapito del digitale.
A loro modo di vedere la vera arte fotografica è solo quella che usa il rullino e nulla potrà mai superarla.
Sono in disaccordo con questa teoria e in questo articolo motivo le mie argomentazioni.

I favorevoli all’analogico dicono che per imparare la fotografia, non c’è niente di meglio che la pellicola, perché ti costringe a dedicare del tempo alle impostazioni e questo ti consente di comprendere meglio come funziona una fotocamera.
A loro dire, è un’ottima scuola per migliorare le capacità di ripresa e capire l’importanza e i legami dei tre fattori dell’esposizione.
Io invece credo che con il digitale sia cambiato solo una parte della componentistica, mentre la conoscenza della tecnica fotografica sia sempre la stessa.
L’essenza della fotografia è catturare la luce per creare un ‘immagine e anche se usi una fotocamera digitale devi sempre comporre l’immagine rispettando regole ed equilibri, attendere la luce giusta, esporre correttamente e cercare la qualità in ogni aspetto del processo, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata.


Quello che per alcuni è un pregio, si tramuta in uno svantaggio per gli appassionati di fotografia naturalistica di animali selvatici.
La caccia fotografica necessita di velocità d’azione e di un adeguamento immediato al variare repentino delle condizioni di luce durante un inseguimento con il teleobiettivo di un uccello in volo.
Non hai tempo per regolare il triangolo dell’esposizione.
Il digitale lavora per te!
Un altro problema è che con una fotocamera analogica non puoi variare le caratteristiche della pellicola a tuo piacimento.
Se stai fotografando con un valore ISO basso, dovrai cambiare il film per scattare in ambienti a bassa luminosità.
Idem se hai caricato una pellicola in bianco e nero, dovrai finire il rullino prima di sostituirlo con il colore.
Col digitale, basta premere un tasto o girare una ghiera e…il gioco è fatto!


I favorevoli all’analogico spiegano che poiché le riprese con pellicola comportano un costo aggiuntivo, il fotografo si avvicina a ogni scatto in modo ponderato e non schiaccia incautamente l’otturatore.
A loro, rispondo che con le fotocamere digitali è possibile visualizzare l’immagine immediatamente e di conseguenza puoi decidere se conservarla o eliminarla.
È anche possibile utilizzare le visualizzazioni dell’istogramma per determinare se l’esposizione è corretta.
Contrariamente a quanto affermano i sostenitori del rullino, io credo che un fotografo analogico sia solo responsabile della scelta del rullino, della marca e della sensibilità, ma abbia poca o nessuna influenza sul risultato finale.
Lo sviluppo di pellicole a colori è un processo complesso.


Dopo aver scattato le foto, il fotografo tradizionale si limita a consegnare il rullino a una persona del laboratorio che non è stata coinvolta personalmente nella creazione delle immagini.
Dopo qualche giorno ottiene le stampe (o le diapositive) che raramente corrispondono alle sue aspettative.
Il buffo è che anche coloro che evitano il digitale, sono coinvolti in qualche modo nel …processo elettronico!
I moderni laboratori fotografici utilizzano processi digitalizzati nella fase di stampa delle foto.
La pellicola viene scansionata e un computer modifica il colore e la nitidezza dell’immagine ottimizzandola per il processo di stampa.
Tutto automatico, non c’è intervento di mano umana…ne dell’autore della foto!


Con il digitale invece puoi avere un controllo quasi completo dell’intera procedura: acquisizione della foto, modifica dei parametri di scatto, ottimizzazione del processo finale, che si tratti di stampa, proiezione o web.
Il risultato finale è il prodotto della visione del fotografo, dall’inizio alla fine.
Anche se una foto è digitale, realizzata con sofisticate apparecchiature elettroniche e ottimizzata con un computer, è sempre arte visiva, frutto della maestria e della fantasia del fotografo.
Il sensore e il buffer di una fotocamera sono solo degli strumenti, esattamente come la pellicola e la chimica di sviluppo.
Il risultato finale deve essere giudicato considerando solo i valori estetici dell’immagine.


Conclusioni: molti fotografi incontrati alla mostra, hanno parlato con passione dei vantaggi del “vecchio” rullino fotografico.
È difficile proclamare un vincitore in questo duello.
Le due tecniche hanno pregi e difetti, così come ogni fotografo ha le proprie esigenze e le proprie convinzioni.
Ovviamente se sei ancora titubante, non posso che consigliarti di prendere il digitale che ti permetterà la massima versatilità.
Fotografare è come dipingere con la luce: usa ogni raggio come pennellata sul tuo telaio digitale.
Testo e foto di Alvaro Foglieni

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