Durante le mie prime esperienze di fotografia naturalistica, quando avvistavo un uccello posato reagivo d’istinto: puntavo la fotocamera, mettevo a fuoco e scattavo una raffica prima che volasse via.
È un metodo efficace, che utilizzo ancora oggi per non perdere l’attimo.
Con il tempo, però, mi sono accorto che molte delle mie fotografie, pur essendo tecnicamente corrette, apparivano statiche e poco coinvolgenti.
Il soggetto era ben definito, i colori piacevoli e lo sfondo sfocato… ma spesso mancava qualcosa.
Da questa consapevolezza è iniziata l’evoluzione del mio modo di fotografare.
1. Il ritratto: la bellezza nei dettagli
Quando ho iniziato a dedicarmi alla fotografia naturalistica, i miei scatti erano soprattutto ritratti ravvicinati di animali immobili e ripresi di profilo.

Queste immagini valorizzano il piumaggio, lo sguardo e i piccoli dettagli del soggetto.
Un diaframma aperto aiuta inoltre a ottenere uno sfondo sfocato e poco invadente.
Con il tempo, però, i miei “ritrattoni” hanno iniziato a sembrarmi ripetitivi: erano piacevoli, ma raccontavano poco.
Ho così deciso di allargare l’inquadratura e mostrare anche l’ambiente circostante.
2. Il ritratto ambientato: raccontare il luogo
Il passo successivo è stato fotografare l’animale nel suo ambiente naturale.

Il paesaggio, la vegetazione e la luce sono così diventati parte del racconto.
Anche se il soggetto appare più piccolo, una composizione attenta permette di guidare lo sguardo verso di lui.
La regola dei terzi, lo spazio nella direzione dello sguardo e un diaframma più chiuso possono rendere la scena più equilibrata e leggibile.
La fotografia non mostra più soltanto la bellezza dell’animale, ma racconta anche dove vive.
3. L’azione: cogliere l’istante decisivo
Alle mie fotografie, però, mancava ancora qualcosa: il movimento.
Ho iniziato quindi a cercare scene di volo, caccia, corteggiamento e cura dei piccoli..

Fotografare l’azione richiede pazienza, prontezza e una buona conoscenza del comportamento animale.
Tempi rapidi, autofocus continuo e scatto a raffica aiutano a non perdere il momento decisivo.
La tecnica è importante, ma osservare e prevedere i movimenti del soggetto fa davvero la differenza.
Non soltanto una bella fotografia
Oggi continuo a realizzare ritratti, ma, appena ne ho l’occasione, preferisco dedicarmi alle immagini d’azione e alle fotografie ambientate.
Prima cercavo soprattutto di documentare un incontro; ora provo a trasformarlo in un’immagine capace di trasmettere un’emozione e raccontare una storia.
Sono convinto che le fotografie d’azione siano più coinvolgenti di un ritratto statico, perché mostrano meglio la vita e il comportamento del soggetto.
Anche tu hai sentito il desiderio di andare oltre il classico ritratto?
Come hai reso i tuoi scatti più dinamici e interessanti?
Raccontaci la tua esperienza: il confronto può offrire nuovi stimoli e aiutarci a osservare e fotografare la natura con occhi diversi.
Testo e foto di Alvaro Foglieni

La perfezione è nell’attimo: catturate l’essenza del movimento naturale senza esitare, ogni secondo è prezioso.
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